lunedì 25 marzo 2013
RAZON DE VIVIR
Per decidere se continuare a mettere questo sangue nella terra,
questo cuore che batte la sua marcia al sole e alle tenebre
Per continuare a camminare sotto il sole per questi deserti,
per sottolineare che s...ono vivo in mezzo a tanti morti
Per decidere, per continuare, per sottolineare ulteriormente e prendere in considerazione
Ho solo bisogno che tu sia qui, con i tuoi occhi luminosi…….
Oh ... fuoco d'amore e guida, ragione per vivere la mia vita ...
Oh ... fuoco d'amore e guida, ragione per vivere la mia vita .
Per alleggerire il pesante fardello dei nostri giorni,
questa solitudine che abbiamo, isole perse!
Per governare questa sensazione di perdere tutto,
per valutare da che parte andare e scegliere come .
Per alleggerire, per governare, per valutare e prendere in considerazione
Ho solo bisogno che tu sia qui, con i tuoi occhi luminosi…….
Oh ... fuoco d'amore e guida, ragione per vivere la mia vita ...
Oh ... fuoco d'amore e guida, ragione per vivere la mia vita .
Per mettere assieme la bellezza e la luce senza perdere distanza,
per essere con voi, senza perdere l'angelo della nostalgia
Per scoprire che la vita va, senza che si perda nulla
e considerare che tutto ciò è bello e non costa nulla
Per mettere assieme, per essere con voi, per scoprire e prendere in considerazione
Ho solo bisogno che tu sia qui, con i tuoi occhi luminosi…….
Oh ... fuoco d'amore e guida, ragione per vivere la mia vita ...
Oh ... fuoco d'amore e guida, ragione per vivere la mia vita .
(Victor Heredia)
mercoledì 11 gennaio 2012
L'albero davanti alla finestra
Per questo canto il giorno e la luna
Sei la mia schiavitù
Gli Uomini-porta
IL VIAGGIO DEI MAGI

“Fu un freddo avvento per noi,
Proprio il tempo peggiore dell’anno
Per un viaggio, per un lungo viaggio come questo:
Le vie fangose e la stagione rigida,
Nel cuore dell’inverno.”
E i cammelli piagati, coi piedi sanguinanti, indocili,
Sdraiati nella neve che si scioglie.
Vi furono momenti che noi rimpiangemmo
I palazzi d’estate sui pendii, le terrazze,
E le fanciulle seriche che portano il sorbetto.
Poi i cammellieri che imprecavano e maledicevano
E disertavano, e volevano donne e liquori,
E i fuochi notturni s’estinguevano, mancavano ricoveri,
E le città ostili e i paesi nemici
Ed i villaggi sporchi e tutto a caro prezzo:
Ore difficili avemmo.
Preferimmo alla fine viaggiare di notte,
Dormendo solo a tratti,
Con le voci che cantavano agli orecchi, dicendo
Che questo era tutta follia.
Poi all’alba giungemmo a una valle più tepida,
Umida, sotto la linea della neve, odorante di vegetazione;
Con un ruscello in corsa ed un molino ad acqua che batteva il buio,
E tre alberi contro il cielo basso,
E un vecchio cavallo bianco al galoppo sul prato.
Poi arrivammo a una taverna con l’architrave coperta di pampini,
Sei mani ad una porta aperta giocavano a dadi monete d’argento,
E piedi davano calci agli otri vuoti.
Ma non avemmo alcuna informazione, e così proseguimmo
Ed arrivati a sera non un solo momento troppo presto
Trovammo il posto; cosa soddisfacente voi direte.
Tutto questo fu molto tempo fa, ricordo,
E lo farei di nuovo, ma considerate
Questo considerate
Questo: ci trascinammo per tutta quella strada
Per una Nascita o per una Morte? Vi fu una Nascita, certo,
Ne avemmo prova e non avemmo dubbio. Avevo visto nascita e morte,
Ma le avevo pensate differenti; per noi questa Nascita fu
Come un’aspra ed amara sofferenza, come la Morte, la nostra morte.
Tornammo ai nostri luoghi non più tranquilli, nelle antiche leggi,
Fra un popolo straniero che è rimasto aggrappato ai propri idoli.
Io sarei lieto di un’altra morte.
Thomas S. Eliot
domenica 18 settembre 2011
Audite Poverelle
"Audite Poverelle" è un testo che è stato attribuito a Francesco D'Assisi, ma non si è certi che sia suo. E a mio modesto parere non lo è. Il testo,infatti, è forse un po primitivo, nel senso buono. Si tratta comunque di una cosa bellissima per la lingua. E' la lettera che Francesco scrive per il raduno delle Clarisse."
(Angelo Branduardi)
Cantico delle Creature
Il primo testo in volgare, del XIII secolo (S.Francesco).
800 anni dopo, l'incontro fra due grandi artisti.
Una vita ben spesa

"Questo è il senso di una vita ben spesa: qualcuno che ti ama anche quando stai male. Qualcuno che sopporta il tuo odore. Solo chi ama il tuo odore ti ama davvero. Ti dà forza e ti dà serenità. E mi sembra un bel modo di mettere una diga ai dolori che capitano nella vita".
da “Bianca come il latte, rossa come il sangue” di Alessandro D’Avenia
Sogno
la Storia

“Cosa c’entra questo con l’insegnare storia e filo, prof?”
Mi fissa.
“La storia è un pentolone pieno di progetti realizzati da uomini divenuti grandi per aver avuto il coraggio di trasformare i loro sogni in realtà, e la filosofia è il silenzio nel quale questi sogni nascono…
La storia, insieme alla filosofia, all’arte, alla musica, alla letteratura, è il miglior modo per scoprire chi è l’uomo. Alessandro Magno, Augusto, Dante, Michelangelo… tutti uomini che hanno messo in gioco la loro libertà al meglio e, cambiando se stessi, hanno cambiato la storia. In questa classe magari ci sono il prossimo Dante o Michelangelo... Magari potresti essere tu!”
da “Bianca come il latte, rossa come il sangue” di Alessandro D’Avenia
i Sogni

“Tutto qui?”
Il supplente si alza in piedi, rimane in silenzio. Si siede sulla cattedra.
“Tutto qui. Mio nonno quel giorno mi spiegò che noi siamo diversi dagli animali, che fanno solo quello che la loro natura comanda. Noi invece siamo liberi. E’ il più grande dono che abbiamo ricevuto. Grazie alla libertà possiamo diventare qualcosa di diverso da quello che siamo. La libertà ci consente di sognare e i sogni sono il sangue della nostra vita, anche se spesso costano un lungo viaggio e qualche bastonata. “non rinunciare mai ai tuoi sogni! Non avere paura di sognare, anche se gli altri ti ridono dietro” così mi disse mio nonno, “rinunceresti a te stesso”.
da "Bianca come il latte, rossa come il sangue" di Alessandro D’Avenia
foto di Valerio Nassi
sabato 30 luglio 2011
il piccolo principe (9)

E ritornò alla volpe.
“Addio”, disse.
“Addio”, disse la volpe. “Ecco il mio segreto. E’ molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.
…
“E’ il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”.
…
“Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…”
“Io sono responsabile della mia rosa…” ripeté il piccolo principe per ricordarselo.
Antoine de Saint-Exupéry
Il piccolo principe (8)
Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.
“Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente”, disse. “Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico ed ora è per me unica al mondo”.
E le rose erano a disagio.
“Voi siete belle, ma siete vuote”, disse ancora. “Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho innaffiata. Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparata col paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle).
Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa”.
Antoine de Saint-Exupéry
il piccolo principe (7)
“Che bisogna fare?” domandò il piccolo principe.
“Bisogna essere molto pazienti”, rispose la volpe. “In principio tu ti sederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino…”
…
Così il piccolo principe addomesticò la volpe. E quando l’ora della partenza fu vicina:
“Ah!” disse la volpe, “… piangerò”.
“La colpa è tua”, disse il piccolo principe, “io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…”
“E’ vero”, disse la volpe.
“Ma piangerai!” disse il piccolo principe.
“E’ certo”, disse la volpe.
“Ma allora che ci guadagni?”
“Ci guadagno”, disse la volpe, “il colore del grano”.
Poi soggiunse: “Va’ a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo.”
Antoine de Saint-Exupéry
Il piccolo principe (6)
“La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio perciò. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…”
La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe:
“Per favore… addomesticami”, disse.
“Volentieri”, rispose il piccolo principe, “ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose”.
“Non si conoscono che le cose che si addomesticano”, disse la volpe. “Gli uomini non hanno tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!”
Antoine de Saint-Exupéry
Il piccolo principe (5)
“Creare dei legami?”
“Certo”, disse la volpe. “Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo”.
“Comincio a capire”, disse il piccolo principe. “C’è un fiore… credo che mi abbia addomesticato…”
Antoine de Saint-Exupéry
Il piccolo principe (4)
…
In quel momento apparve la volpe.
“Buon giorno”, disse la volpe.
“Buon giorno”, rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
“Sono qui”, disse la voce, “sotto al melo…”
“Chi sei?” domandò il piccolo principe, “sei molto carino…”
“Sono una volpe”, disse la volpe.
“Vieni a giocare con me”, le propose il piccolo principe, “sono così triste…”
“Non posso giocare con te”, disse la volpe, “non sono addomesticata”.
“Ah! Scusa”, fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
“Che cosa vuol dire “addomesticare”?”
“Non sei di queste parti, tu”, disse la volpe, “che cosa cerchi?”
“Cerco gli uomini”, disse il piccolo principe. “Che cosa vuol dire “addomesticare”?”
“Gli uomini”,disse la volpe, hanno dei fucili e cacciano. E’ molto noioso! Allevano anche delle galline. E’ il loro solo interesse. Tu cerchi delle galline?”
“No”, disse il piccolo principe. “Cerco degli amici. Che cosa vuol dire “addomesticare”?”
“E’ una cosa da molto dimenticata. Vuol dire “creare dei legami”…”
Antoine de Saint-Exupéry
Il piccolo principe (3)

Io credo che egli approfittò, per venirsene via, di una migrazione di uccelli selvatici. Il mattino della partenza mise bene in ordine il suo pianeta.
…
Ma tutti quei lavori consueti gli sembravano, quel mattino, estremamente dolci. E quando innaffiò per l’ultima volta il suo fiore, e si preparò a metterlo sotto la campana di vetro, scoprì che aveva una gran voglia di piangere.
“Addio”, disse al fiore.
Ma il fiore non rispose.
“Addio”, ripetè.
Il fiore tossì. Ma non era perché fosse raffreddato.
“Sono stato uno sciocco”, disse finalmente, “scusami, e cerca di essere felice”.
Fu sorpreso dalla mancanza di rimproveri. Ne rimase sconcertato, con la campana di vetro per aria. Non capiva quella calma dolcezza.
“Ma sì, ti voglio bene”, disse il fiore, “e tu non l’hai saputo per colpa mia. Questo non ha importanza, ma sei stato sciocco quanto me. Cerca di essere felice. Lascia questa campana di vetro, non la voglio più”.
“Ma il vento…”
“Non sono così raffreddato. L’aria fresca della notte mi farà bene. Sono un fiore”.
“Ma le bestie…”
“Devo pur sopportare qualche bruco se voglio conoscere le farfalle, sembra che siano così belle. Se no chi verrà a farmi visita? Tu sarai lontano e delle grosse bestie non ho paura. Ho i miei artigli”.
E mostrava ingenuamente le sue quattro spine. Poi continuò:
“Non indugiare così, è irritante. Hai deciso di partire e allora vattene”.
Perché non voleva che io lo vedessi piangere.
Era un fiore così orgoglioso…
Antoine de Saint-Exupéry
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